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I FILM DEL REGISTA
PIZZICATA,
1999
"Pizzicata è un capitolo del cinema meridionale che dà
ampio spazio ad un folklore e ad una cultura ancora in gran parte sconosciuta
e ciò spiega l'attenzione rivoltagli dal pubblico straniero.
Alcune incongruità narrative (la sceneggiatura e l'evidente limite
del film) sono compensate dalla suggestione che nasce da un paesaggio
scarsamente frequentato dal nostro cinema e dall'interpretazione di
attori di sorprendente naturalezza, con a capo l'ottimo Cosimo Cinieri".
(Vittorio Attolini, 'La Gazzetta del Mezzogiorno', 15 maggio 1997)
SANGUE VIVO, 2000
"Buone notizie: tra gli scampoli di stagione arrivano alcuni dei film
italiani più interessanti dell'anno, quelli che, nell'affollamento
caotico delle sale, nei mesi 'caldi' di solito non trovano posto. E
a dispetto di un finale che, per retorica, non è a tono 'Sangue
vivo' di Edoardo Winspeare risalta per la forza del linguaggio cinematografico,
la autenticità degli interpreti, la bella, robusta fotografia,
il senso di realtà che ne emana eloquente come un'inchiesta giornalistica,
preciso come un'indagine etnografica sul nuovo Sud". (Irene Bignardi,
'la Repubblica', 4 giugno 2000) Il film ha ottenuto un lusinghiero successo,
distribuito e premiato sia in Europa che negli Usa (San Sebastian, Festival
di Edimburgo, Parigi Festival Cinema Latina, New York premio N.I.C.E.).
IL MIRACOLO, 2002
REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI.
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IL MIRACOLO
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Il
dodicenne Tonio viene investito da un'auto: la ragazza alla guida, spaventata,
fugge senza prestargli soccorso. Prima di perdere i sensi, il bambino
ha l'impressione di vedere una luce bellissima. In ospedale esce dal
coma e, durante la notte, sembra restituire alla vita un vecchio moribondo,
solo toccandolo. Ben presto, si fa strada la convinzione che il bimbo
faccia miracoli: sua madre sostiene la cosa davanti alla stampa, suo
padre naviga in brutte acque e pensa a come cavar danaro dalla faccenda...
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IL MIRACOLO
di Edoardo Winspeare
con
Claudio D'Agostino,
Stefania Casciaro,
Anna Ferruzzo,
Carlo Bruni.
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Ne
"Il miracolo", le ambizioni sono alte e non sempre controllate:
piace più ciò che l'opera dice (forse i miracoli non avvengono,
i malati non guariscono imponendovi le mani, però l'affetto e
la tenerezza hanno comunque il potere di salvar la vita a qualcuno)
che i modi in cui lo fa, attraverso personaggi stereotipati inseriti
in un racconto forzoso negli snodi e prevedibile negli sviluppi. All'attivo
della pellicola resta il viso intenso ed espressivo del piccolo protagonista,
il paesaggio urbano di una Taranto dove il mare stridentemente coesiste
con i fumi di un gigantesco impianto siderurgico, lo scambio di sguardi
del finale: che annuncia una partecipazione, un non abbandono. Dice
di un miracolo, vero.
Francesco
Troiano
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Recensione:
Bambini
sempre più saggi e adulti sempre più fragili in una
Taranto insolita, valorizzata dalla suggestiva fotografia di Paolo
Carnera. Edoardo Winspeare, tedesco di origini ma salentino di adozione,
racconta, al ritmo di una pizzica contaminata da sonorità orientali,
l'incontro di due solitudini: Tonio, un bambino che dopo un incidente
sente di avere acquisito il dono di guarire chi sta male e Cinzia,
la problematica ragazza che lo ha investito con l'automobile. Il regista
adotta uno stile asciutto, non si perde in fronzoli, evita facili
leziosità e costruisce personaggi in cui è facile credere.
Ad alcuni momenti riusciti (il rapporto tra il giovane protagonista
e il suo buffo compagno di scuola, la caratterizzazione dei genitori)
se ne alternano altri meno efficaci (il determinante primo incontro
tra Tonio e Cinzia, che finisce per suonare un pò falso, la
critica scontata alla televisione spazzatura) e dopo una prima parte
compatta e coinvolgente il film sembra incartarsi, fino a un finale
che non convince. Aperto a possibili sbocchi, ma forzato e poco comunicativo.
Bravi gli attori (in particolare Carlo Bruni che interpreta il padre),
interessante il tentativo di affrontare un misticismo laico, un pò
sfilacciato il punto di arrivo. Bello lo spunto di regia di non mostrare
l'incidente alla base del soggetto, ma poco credibili le premesse
di un frontale su un rettilineo.
Luca
Baroncini
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