Presicce
è un centro agricolo situato alle falde della serra
di Pozzo Mauro.
L'economia, un tempo prettamente agricola, comincia ora anche
a puntare sulla piccola industria. Gli imprenditori locali
hanno investito essenzialmente sul comparto calzaturiero,
su quello tessile e su quello mobiliero.
La nascita del paese risale al IV secolo e si deve, secondo
gli studiosi, ad un lungo periodo di siccità che colpì
i casali di Ugento, Specchiano e Pompiniano. Gli abitanti
di questi villaggi dovettero per questo emigrare, in cerca
di acqua, verso una zona vicina ricca di falde acquifere,
Presicce; qualcuno lo fece solo temporaneamente, qualcuno
invece definitivamente, dando così vita ad un nuovo
insediamento urbano. Nulla si sa su cosa accadde nei secoli
successivi; testimonianze storiche attendibili si hanno nuovamente
a partire dall'XI secolo, quando Presicce apparteneva al principato
di Taranto.
Da questo periodo la storia di Presicce va di pari passo con
quella delle famiglie dei nobili che si sono succeduti nel
Feudo. Nel 1190 re Tancredi la donò al Cavaliere Securo;
nel 1340 appartenne a Giovanni Barrile, nel XV secolo Maria
D'Enghien, Contessa di Lecce la donò a Ila famiglia
Dreimi. Si succedettero poi gli Orsini del Balzo, i Gonzaga,
i Cito ed altri. Patrono di Presicce è Sant'Andrea
di cui festeggiamenti si svolgono molto sentitamente il 30
novembre.
Gli abitanti di Presicce sono chiamati "mascarini"
(uomini che agiscono solo se irriconoscibili), per porre l'accento
alla loro ambiguità. Ciò scaturisce da un fatto
di sangue realmente accaduto nel 1655, All'epoca era signore
del paese Carlo Bartilotti, uomo spregevole sotto ogni punto
di vista ed odiato da tutti i sudditi. Quando decise di ripristinare
il famigerato "jus prime noctis" (tutte le spose
di Presicce avrebbero dovuto concedersi prima a lui che ai
rispettivi mariti), gli abitanti del paese, per vendicarsi,
decisero di spaventarlo, sparandogli addosso alcuni colpi
di fucile a salve. L'occasione proprizia si presentò
durante i tradizionali festeggiamenti del carnevale. Un gruppo
di mascherati sparò contro il Bartilotti, uno di loro,
però, mettendo in atto la più crudele delle
vendette, aveva caricato il fucile con cartucce vere ed il
crudele signor Carlo fu colpito a morte.
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