Corigliano
si trova al centro dell'aria ellefona della provincia di
Lecce ed è uno dei paesi della "Grecia Salentina";
si ha notizia che in questa località, fino all' anno
1700 i riti religiosi si celebravano secondo la liturgia
greca. Oggi però, del lungo periodo d'asservimento
ai Greci Bizantini è rimasto soltanto il dialetto
che ormai è parlato solo dagli anziani. La sua economia
è basata esclusivamente sull'agricoltura e sull'industria
per la lavorazione del frumento. Di notevole importanza
è la chiesa parrocchiale dedicata a S. Nicola che
ha conservato, nonostante i rifacimenti fatti nel 1700,
tracce di architettura rinascimentale; degno d'attenzione,
il Castello de' Monti, fortezza tanto massiccia che resistette
all'assedio dei turchi nel 1480, che ha una ammirabile facciata
barocca. Il santo Patrono é San Nicola che si festeggia
per ben tre volte: il 6 Dicembre, festa liturgica; il 9
Maggio, ricorrenza del trasporto delle reliquie da Mira
a Bari ed il 22 Agosto anniversario del miracolo delle cavallette;
il santo, infatti, nel 1727 salvò Corigliano dall'invasione
di questi dannosissimi animaletti; questo avvenimento è
raffigurato anche su di una tela del Seicento (*nota)
custodita nella chiesa Matrice dedicata a S. Nicola.
Gli abitanti di Corigliano d'Otranto hanno due soprannomi.
Il primo, "Màngani" (sciocchi) deriva dalla
stupidità di un contadino coriglianese che tornava
a casa in groppa ad un asino sul quale aveva anche caricato
un pesante mangano (arnese che serve per far macerare il
lino); vedendo che la povera bestia faceva molta fatica,
pensò bene di alleggerirgli il carico; tolse il mangano
dalla soma, lo caricò sulle sue spalle, quindi, imperterrite,
rimontò in groppa e proseguì verso il paese.
Il secondo soprannome è"FFranca st'angùria",
(gente solo all'apparenza sciocca). A Corigliano si coltivava
il cocomero che, a quei tempi, era soggetto ad un pesante
dazio. Un abitante di Corigliano era riuscito a vincere
un torneo di lotta e il feudatario, per premiarlo, gli chiese
di esprimere un desiderio, dicendosi pronto ad esaudirlo.
Questi rispose semplicemente "franca st'nguria".
La richiesta, sembrò stupida, dal momento che avrebbe
potuto chiedere onori e ricchezze, ma in seguito si rivelò
una vera fortuna per tutti i coriglianesi perché
da allora il mercato di cocomeri fu esente dal dazio ed
i soldi risparmiati restarono nelle tasche dei contadini.
*Nota:
Il nome del pittore e l'eventuale data della pittura
della tela in questione non mi sono note, però
dalla fattura e dallo stile potrebbe essere ascritto
alla seconda metà del settecento. Periodo
questo che era di moda commissionare le opere pittoriche
"descrittive" dei feudi e degli accadimenti
(miracoli, conquiste, ingrandimento del territorio
ad opera di questo o di quel marchese o barone o
feudatari che dir si voglia). Almeno per me quindi
non é possibile risalire ad una data più
o meno certa. Non voglio fare l'apologia del "mio"
paese di nascita, ma, mentre per quasi tutti i Comuni
si parla sempre sul sentito dire o su leggende popolari,
per Corigliano la Storia é documentata sin
dal periodo Greco-Romano. Esiste una lapide in latino
che recita: Templum hoc ante Servatorem 600 Vestae
Ignique perpetuo erectu. Aeterne caritati Cristi
an(no) 43 ut matricem postea dicatum...ecc. ecc.
(iscrizione risalente quindi al 600 A.C.) Si comincia
a dire quindi che questa lapide conferma senza ombra
di dubbio che dove nasceva la vecchia Chiesa Matrice
(distrutta poi nei primi del novecento) esisteva
un tempio dedicato alla Dea Vesta. Poi sono documentati
attraverso i secoli (documenti esistono alle biblioteche
di Napoli, di Brescia e di Milano) i primi Feudatari,
il primo Marchesato, le varie Baronie, le Famiglie
che hanno costruito Corigliano e, l'esistenza di
artisti (con atti di nascita e di morte) scultori
e architetti (Garrone e Manuli) che hanno contribuito
a fare grande il barocco leccese. La scenografica
facciata del castello é loro opera. Letterati
come Scipione Dè Monti (due suoi poemi sono
conservati a Napoli). Soldati di ventura e poi Condottieri
della corte di Napoli come Giovan Battista Dè
Monti. E tanti altri nomi e famiglie. Attenzione,
di questi esistono ancora le case o i palazzetti
con gli stemmi araldici scolpiti sulla chiave dell'arco
d'ingresso. Ancora un'altra informazione: Quasi
tutte le porte o le finestre delle case del Borgo
storico di Corigliano presentano, scolpito, il motto
in latino del padrone della casa. Mi sapete dire
voi in quale paese della provincia esistono tali
cose?
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