l
Comune di Vernole comprende, nel suo territorio, la cittadella
fortificata di Acaya. Il borgo ha la forma di un quadrato
di circa duecentotrenta metri di lato. La cinta muraria
difensiva è rafforzata da tre grandi bastioni a fianchi
ritirati in tre dei quattro spigoli, mentre nell'ultimo,
lo spigolo a sud-ovest, fa bella mostra di sè il
castello. La disposizione urbanistica perfetta anche nella
ortogonalità delle strade, fa di Acaya un gioiello,
da mettere accanto ad altre città-fortezza come Palmanova,
Monteriggioni (Terra del Sole), Sabbioneta. Lungo la diagonale
fondamentale di sviluppo della città, da sud-ovest
a nord-est, si succedono il castello, la piazza Castello
(una volta piena di fosse frumentarie, colmate dopo l'ultima
guerra), piazza G.G. Acaya con la torre campanaria e la
parrocchiale, l'ex convento di Sant'Antonio (già
dei Minori Osservanti) ed infine vicino allo spigolo di
nord-est, vi era una torre colombaia, demolita negli anni
tra le due guerre mondiali. La geometria perfetta del borgo
è riconducibile all'opera di Gian Giacomo Acaya,
architetto militare del '500 che, sotto il regno di Carlo
V, progettò, realizzò, ristrutturò
importanti opere di fortificazione e difesa in tutto il
regno di Napoli (a Napoli, Capua, Crotone, Giovinazzo, Lecce),
oltre che numerosi edifici civili. Diamo di seguito un breve
cenno della storia di Acaya. Innanzitutto, il nome di Acaya
viene da una famiglia francese di origini greche, giunta
in Italia nel '200 con Carlo d'Angiò. Nel 1294, Carlo
II d'Angi dona a Gervasio Acaya, capostipite del casato,
un piccolo casale, quello di Segine. Nel giro di due secoli,
gli Acaya acquisiscono il possesso di svariati altri casali
e, dopo il sacco di Otranto da parte dei Turchi nel 1480,
procedono con Alfonso Acaya al rafforzamento dei sistemi
di difesa del castello e della città. Ma l'intervento
più rilevante per la struttura del borgo quello
realizzato da Gian Giacomo Acaya tra il 1521 ed il 1535,
anno in cui, a conclusione della realizzazione di un perfetto
piano regolatore, muta il nome di Segine in Acaya. Tra un
impegno e l'altro in giro per il regno, Gian Giacomo trova
la maniera di abbellire il suo borgo e di arricchirlo di
un convento (1564), che fa affrescare (1568). Gian Giacomo
finirà in malora, per colpe in gran parte non sue
e morir in prigione nel grande castello realizzato proprio
da lui a Lecce. Altri due periodi interessanti vivrà
Acaya con i De' Monti al''inizio del '600 ed i Vernazza
alla fine dello stesso secolo. Nel Settecento, inizia la
decadenza, che continua ininterrotta fino al recente passato.
A seguito delle sollecitazioni di studiosi ed associazioni
locali, Regione, Comune e soprattutto Provincia iniziano,
negli anni '80, a prendere a cuore i problemi di Acaya.
Dopo l'acquisizione del castello da parte della Provincia
di Lecce, si ha un primo intervento di consolidamento. Il
Comune di Vernole favorisce oggi la conoscenza del proprio
territorio partendo proprio dal gioiello urbanistico, unico
nel Meridione d'Italia, che è la città-fortezza
di Acaya ed eleborando per essa progetti di valorizzazione.
Per
Raggiungere la Città fortificata di Acaya, una volta
arrivati a Lecce si deve procedere in direzione San Cataldo,
località sulla costa adriatica a 11 Km dal capoluogo,
con il quale è collegata da una strada a scorrimento
veloce perfettamente "diritta", una volta giunti
a San Cataldo seguire le indicazione per Acaya (circa 5
minuti d'auto).
IL
CASTELLO
Il
castello risale al 1535/36 ed è una struttura trapezoidale,
intorno ai cui lati est e sud vi sono gli ambienti a pianoterra.
Sia il castello che la cintura bastionata vengono muniti
a difesa, da un doppio ordine di casematte disposte verso
il fossato e la campagna attigua. Il castello è
collegato con la terraferma attraverso un unico ponte.
La muraglia fortificata del castello è delimitata
a Sud-Ovest e Nord-Est da due torri di forma circolare;
la cortina Est viene ripresa da Gian Giacomo su una preesistente
struttura costruita dai suoi antenati ed adattata al sistema
difensivo dell'epoca; il lato Nord del castello, che è
anche il limite estremo delle mura, era stato concepito
dallĠarchitetto come la zona atta ai servizi essenziali,
gestiti dai suoi vassalli. Vi erano: il forno e il mulino.
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